Come assicurare correttamente il capitale umano degli sportivi attraverso le polizze infortuni
La più grande ricchezza di un giovane atleta non è rappresentata tanto dai lauti stipendi o dai bonus, ma dall’integrità del suo “capitale umano”, cioè dalla capacità di continuare a generare reddito durante la carriera sportiva, in genere non superiore ai 10-15 anni.
Per questo è fondamentale che tale capitale venga adeguatamente assicurato per tutto il periodo di attività, tramite polizze che tutelino da infortuni, malattie e, nei casi più gravi, dal rischio morte.
In Italia, le oltre 40 federazioni sportive sono obbligate per legge a stipulare polizze assicurative per i propri tesserati, con la possibilità per l’atleta di integrare la copertura obbligatoria con una polizza “integrativa” per una tutela più ampia.
La distinzione tra federazioni professionistiche e dilettantistiche
Complice la crisi finanziaria e la riduzione degli sponsor, solo quattro federazioni sportive italiane riconoscono oggi il professionismo: FIGC (calcio), FCI (ciclismo), FIG (golf) e FIP (pallacanestro).
Gli atleti delle altre federazioni sono considerati giuridicamente dilettanti, anche se di alto livello.
La distinzione è rilevante ai fini assicurativi. Con la legge Finanziaria 2004, l’obbligo per le società sportive professionistiche di stipulare una polizza individuale contro il rischio morte e infortuni decade se è già adempiuto l’obbligo assicurativo presso l’INAIL.
Per le federazioni dilettantistiche, invece, l’obbligo rimane e il premio è a carico dei tesserati. Le polizze devono coprire almeno 80.000 euro per invalidità permanente o morte, con possibilità di aggiungere coperture per responsabilità civile (DPCM 3 novembre 2010).
La convenzione Fin (Federazione Italiana Nuoto)
La convenzione assicurativa infortuni obbligatoria della FIN copre gli infortuni subiti durante l’attività sportiva o nei trasferimenti.
Sono esclusi quelli dovuti a guida di veicoli a motore, uso di deltaplani o ultraleggeri, ubriachezza, uso di stupefacenti, allucinogeni e infarto.
In caso di morte, la somma assicurata è corrisposta ai beneficiari designati. In caso di invalidità permanente, l’indennizzo è calcolato sottraendo una franchigia del 3% e applicando una supervalutazione fino al 30%.
Ad esempio, con un’invalidità del 31%, la percentuale liquidabile diventa del 48% (28% più il 20% di supervalutazione) su un capitale assicurato di 400.000 euro, pari a 192.000 euro.
Sono inoltre rimborsate le spese mediche (fino a 3.500 euro annui per persona, con franchigia di 250 euro) e inclusa una copertura di responsabilità civile verso terzi.
Le federazioni offrono la possibilità di aderire a coperture integrative, talvolta finanziate direttamente dalle società sportive.
La convenzione calciatori (Associazione Italiana Calciatori – AIC)
Le società di calcio professionistiche, avendo l’obbligo INAIL, non sono tenute per legge a stipulare ulteriori polizze, ma gli accordi collettivi prevedono polizze integrative a tutela dei giocatori.
L’Associazione Italiana Calciatori propone una polizza volontaria integrativa che copre infortuni professionali ed extra-professionali.
Sono inclusi eventi come strappi muscolari, ernie traumatiche, rotture tendinee, distacchi di retina e fratture nasali, con esclusione solo di casi legati a sport estremi o abuso di sostanze.
La copertura prevede anche danno estetico e una supervalutazione dell’invalidità permanente. È inclusa una garanzia “fine carriera” per infortuni o malattie che compromettano l’attività agonistica.
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La polizza offre quattro opzioni di franchigia e somma assicurata, con massimali fino a oltre un milione di euro.
I tassi di premio (lordi, comprensivi del 2,5% di imposta) variano dallo 0,80% all’1,80%, in funzione dell’età e della franchigia scelta.
Cosa conviene fare
«L’importanza di sottoscrivere polizze assicurative integrative individuali – spiega Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca – è ancora maggiore per i giovani atleti, che devono tutelarsi da rischi in grado di compromettere definitivamente la carriera.
Queste polizze proteggono lo sportivo dall’incapacità di generare reddito, completando le coperture parziali fornite dall’INAIL o dagli accordi collettivi.»
«Se l’atleta – continua Cagnetta – non assicura il proprio capitale umano, non pianifica adeguatamente il futuro. Gli sportivi professionisti, di diritto o di fatto, dovrebbero tutelarsi con un massimale proporzionato al loro valore economico, coprendo rischi di morte e invalidità permanente.
Una polizza caso morte diventa essenziale quando ci sono familiari a carico.»
«Le convenzioni assicurative standard – conclude Cagnetta – non bastano per le celebrità più pagate. In questi casi servono soluzioni personalizzate offerte da operatori specializzati come Lloyd’s o AIG.
È sempre indispensabile leggere con attenzione le clausole di esclusione, per evitare di scoprire troppo tardi che determinate situazioni non sono coperte.»



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