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Sei in: Home1 / pubblicazioni ed interviste2 / Pensione degli sportivi, ecco i fondi aperti più convenienti

I fondi pensione aperti più convenienti per sportivi e non solo

quali sono i fondi pensione aperti più convenienti

Qui potete leggere l’articolo.

Potrà sembrare strano parlare di pensione per gli sportivi, viste le cifre milionarie incassate da alcuni durante la carriera agonistica, ma anche gli atleti devono pensare al “dopo”, quando si appendono le scarpette al chiodo.
Così come è importante stipulare polizze assicurative per proteggere il capitale umano e pianificare gli investimenti, è altrettanto essenziale programmare la propria pensione.

La differenza tra professionisti e dilettanti

Per comprendere come funziona la previdenza degli sportivi, occorre distinguere tra professionisti e dilettanti.

Soltanto per i primi è previsto il versamento obbligatorio dei contributi da parte dei datori di lavoro nel Fondo pensione sportivi professionisti (FPSP), cioè l’ex gestione ENPALS confluita nell’INPS nel 2011.
Per i dilettanti, invece, anche se celebri, l’unica via per ottenere un assegno previdenziale è la previdenza integrativa, poiché non è previsto alcun contributo obbligatorio.

Tra le 43 Federazioni sportive riconosciute dal CONI, solo quattro riconoscono il professionismo:
– Calcio (Serie A, B e C maschile);
– Ciclismo (gare maschili su strada e su pista approvate dalla Lega Ciclismo);
– Golf;
– Pallacanestro (Serie A1 maschile).

Per tutti gli altri sport, non esiste copertura previdenziale obbligatoria: ciò alleggerisce i costi per le società, ma lascia gli atleti senza tutele per la vecchiaia e i superstiti.

La pensione di primo pilastro

L’accesso alle prestazioni pensionistiche del FPSP — e la misura della pensione — variano in base all’anzianità contributiva.

Per chi ha versato almeno un contributo entro il 31 dicembre 1995, è possibile andare in pensione a 54 anni (52 per le donne) con almeno 20 anni di contribuzione.
Per chi ha iniziato dal 1° gennaio 1996, il sistema è contributivo e prevede:
– almeno 20 anni trascorsi dal primo versamento;
– 5.200 contributi giornalieri versati.

Se l’importo maturato non è inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale (1.282,37 € nel 2019), è possibile il pensionamento a 64 anni.
Se è almeno pari a 1,5 volte (686,98 €), la pensione si ottiene a 67 anni; in caso contrario, a 70 anni con almeno 5 anni di contributi.
Tutti i requisiti sono adeguati alla speranza di vita dal 2013.

È inoltre possibile anticipare l’età pensionabile fino a un massimo di 5 anni (1 anno ogni 4 di lavoro), purché i contributi siano da attività sportiva.
Non valgono i contributi volontari, ma rientrano quelli ricongiunti da attività dipendente, se l’atleta ha almeno 8 anni di contribuzione sportiva.

La previdenza integrativa

La previdenza complementare è quindi obbligata per i dilettanti e consigliata anche ai professionisti, al fine di integrare rendite sempre più ridotte dell’INPS.
Non esistendo un fondo negoziale di categoria, gli sportivi devono orientarsi verso:
– fondi pensione aperti (gestiti da banche, SGR, SIM e assicurazioni);
– PIP (piani individuali pensionistici assicurativi).

La scelta del fondo più efficiente deve basarsi su:
– costi (Indice sintetico dei costi, ISC);
– rendimenti storici a parità di rischio (azionario, bilanciato, obbligazionario);
– garanzie offerte e dimensione del patrimonio.

Cosa fare in base ai costi

Secondo la Covip (12 giugno 2019), i PIP restano i prodotti più onerosi: su 10 anni l’ISC medio è del 2,21% (1,88% per ramo I e 2,29% per ramo III).
I fondi pensione aperti risultano invece più convenienti, con un ISC medio dell’1,37% sullo stesso orizzonte temporale.

«Optare per una soluzione meno costosa – spiega Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca – è determinante:
una differenza di costo dell’1% annuo può ridurre il capitale dopo 35 anni del 18%, passando, per esempio, da 100.000 a 82.000 euro.»

Sul fronte dei rendimenti netti medi annui (2009–2018), le linee bilanciate hanno reso il 2,6% per i PIP “nuovi” e il 4,6% per i fondi aperti;
le linee azionarie il 5,4% per i PIP e il 5,9% per i fondi aperti.
«Dato l’orizzonte temporale lungo – continua Cagnetta – è preferibile puntare su comparti azionari o bilanciati, che nel lungo periodo offrono rendimenti superiori alle obbligazioni.
Avvicinandosi però all’età pensionabile, è opportuno spostarsi verso comparti più conservativi per proteggere il capitale da eventuali cali dei mercati.»

I fondi pensione aperti più convenienti

Ecco una selezione dei fondi pensione aperti più efficienti in base a costi, rendimenti e patrimonio (dati aggiornati al 12 giugno 2019).

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