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Emergenti Bond in dollari con cedola ricca e rischi contenuti

Nell’intervista a Il Sole 24 Ore, Vincenzo Cagnetta, consulente e analista finanziario indipendente di Studio Enca, spiega come selezionare obbligazioni dei mercati emergenti in dollari, evidenziando l’importanza di bilanciare cedole elevate e rischio attraverso un’attenta analisi dell’emittente e del contesto macroeconomico.


Qui potete leggere l’articolo.

Bond emergenti, come scegliere emissioni in dollari con cedola ricca e rischi contenuti

I presupposti ci sono tutti. Dollaro debole e rendimenti dei titoli di Stato Usa sempre più bassi, dovrebbero creare opportunità nell’investimento in bond (sovrani e societari) dei Paesi emergenti denominati in una valuta forte, come quella statunitense. Se poi molte emissioni sono investment grade (cioè per le agenzie di rating hanno un rischio di default relativamente basso), l’interesse verso questa asset class continua ad attrarre investitori (piccoli e grandi) in cerca di una diversificazione geografica. Le opportunità, però, devono sempre essere accompagnate (come sempre quando si parla di investimenti) da una chiara percezione dei rischi: il principale resta quello dei tassi Usa. Ma andiamo con ordine.

La situazione generale

Nelle Nazioni sviluppate le cedole sono in linea generale in calo, mentre nei Paesi emergenti l’insieme di rendimenti elevati e fondamentali macroeconomici in miglioramento rendono “appetibili” queste obbligazioni. Le economie emergenti, infatti, dal punto di vista macro mostrano una crescita ancora solida, inflazione in graduale discesa e bilanci pubblici in via di consolidamento. Le agenzie di rating, poi, segnalano un numero crescente di upgrade rispetto ai downgrade, a conferma di un miglioramento qualitativo delle condizioni strutturali.

I riflessi dell’economia Usa

Un ruolo determinante è giocato dalla dinamica dell’economia statunitense. Il rallentamento del mercato del lavoro, la decelerazione dei salari e l’impatto (finora limitato) dei dazi commerciali indicano una crescita americana inferiore al trend, senza però entrare in recessione. Ciò produce un duplice effetto: da un lato, la Fed dispone di margine per tagliare i tassi; dall’altro, la minore attrattività relativa delle azioni Usa spinge gli investitori internazionali a ricercare rendimento, appunto, nel debito in valuta estera dei mercati emergenti. Insomma, un quadro nel complesso incoraggiante.

I rischi

Fin qui le opportunità. «Il principale rischio – avverte Gian Marco Salcioli, strategist Assiom Forex – resta quello dei tassi: un inatteso aumento dell’inflazione negli Stati Uniti e la conseguente risalita delle curve dei Treasury potrebbe ampliare rapidamente gli spread. Non solo. Esiste il rischio di cambio, sia diretto (nella posizione in dollari di un investitore in euro), sia implicito (anche se i bond sono denominati in dollari, il debito viene onorato in valuta locale, e un forte deprezzamento può rendere più oneroso il servizio del debito, tanto per uno Stato sovrano quanto per un’azienda). Tra i rischi – continua Salcioli – bisogna ricordare anche l’instabilità politica e le tensioni geopolitiche in alcune aree (dal Medio Oriente all’America Latina) e la liquidità che è inferiore rispetto ai mercati sviluppati (nelle fasi di stress, i prezzi possono subire oscillazioni significative). Le aspettative di mercato sul dollaro – conclude Salcioli – indicano una possibile ulteriore svalutazione dai livelli attuali (1,20/1,22), elemento di grande attenzione».

In continua crescita

«Molte economie emergenti – ricorda Christian Zorico, portfolio manager e responsabile strategie fixed-income di Frame Am – hanno vissuto uno sviluppo così elevato nel corso degli ultimi 10-15 anni che insieme rappresentano ormai la metà del Prodotto interno lordo globale e in termini di Ppp (Purchasing power parity) circa il 60% dell’aggregato. Includendo le emissioni in valuta locale e quelle in valuta forte, ci troviamo dinanzi a un mercato di oltre 27 trilioni di dollari. Se raffrontiamo l’extra rendimento offerto rispetto ai fondamentali economici, il debito emergente in dollari e il suo profilo rischio/rendimento rappresentano più che una nicchia di investimento. L’asset class sta giustamente prendendo le sembianze di una componente fondamentale all’interno di una strategia a reddito fisso diversificata e con un orizzonte di lungo termine».

Le strategie di portafoglio

Il mercato del debito emergente denominato in valuta estera è dominato dal dollaro, ma esiste una crescita graduale della componente in euro, che rappresenta circa il 10% delle emissioni internazionali nel 2024 (si veda anche tabella). «In Asia – illustra Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca – diversi Paesi come Filippine, Indonesia e Cina hanno emesso obbligazioni in euro accanto alle tradizionali tranche in dollari, sia a livello sovrano sia corporate. Nel complesso, il debito emergente in dollari ed euro si presenta oggi ben posizionato per offrire rendimenti corretti per il rischio interessanti nei prossimi trimestri. La dispersione tra Paesi ed emittenti suggerisce un approccio selettivo. Per un investitore europeo con profilo bilanciato – chiosa Cagnetta -, un’esposizione compresa tra il 5% e il 7% del portafoglio complessivo può risultare appropriata: una quota in grado di aggiungere rendimento e diversificazione, mantenendo al tempo stesso un profilo di rischio coerente con le dinamiche del mercato obbligazionario globale».

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