Bond di prestiti garantiti. Clo più attraenti con gli Etf ma da maneggiare con cura
Nell’intervista a Il Sole 24 Ore, il dr. Vincenzo Cagnetta, consulente e analista finanziario indipendente di Studio Enca, analizza il mercato dei prestiti garantiti, evidenziando come gli ETF rappresentino una soluzione più efficiente per accedere a questa asset class grazie a maggiore diversificazione, liquidità e trasparenza.
Bond di prestiti garantiti, ecco perché sono più attraenti con gli Etf
I collateralised loan obligation non sono strumenti però adatti agli investitori fai-da-te, ma devono essere maneggiati con cura
Non sono adatti per i piccoli risparmiatori fai-da-te. Ma l’arrivo sul mercato dei primi Etf (Exchange traded fund) dedicati ai Clo (Collateralised loan obligation) ha reso più semplice l’accesso a questi strumenti, che oggi offrono rendimenti medi intorno al 3–3,3%, con un premio di circa 100-120 punti base rispetto ai tassi monetari europei e fino a 70 punti base in più rispetto alle obbligazioni corporate a breve scadenza.
Sono strumenti pensati soprattutto per aziende, tesorerie e investitori professionali (che hanno maggiori capacità per gestire la liquidità a breve termine con questi prodotti di finanza strutturata). Per i risparmiatori retail, nonostante non sia previsto un accesso diretto, questi strumenti possono essere comunque valutati nell’ambito di soluzioni gestite con l’obiettivo di ottenere una combinazione oggi rara: rendimento superiore, breve durata, alta qualità creditizia e volatilità contenuta.
Il contesto generale
Questi strumenti potrebbero essere interessanti perché il contesto è cambiato. Adesso che la Bce sta finendo di tagliare i tassi, è più difficile guadagnare con le obbligazioni classiche rivendendole a un prezzo maggiore. Di conseguenza, il rendimento immediato è tornato a essere la cosa più importante per gli investitori. In questo scenario, i Clo potrebbero offrire un mix di rendimento elevato, buona qualità creditizia e stabilità.
Cosa sono i Clo
Secondo State Street Investment Management, il mercato europeo dei Clo ha più che raddoppiato le dimensioni dal 2017, arrivando a oltre 250 miliardi di dollari di emissioni. Gli Stati Uniti rimangono il riferimento globale, ma l’Europa sta colmando rapidamente il divario, anche grazie a una normativa più favorevole che ha permesso la nascita dei primi Etf Ucits interamente composti da Clo Aaa.
In sostanza, un Clo è un’obbligazione garantita da un portafoglio di prestiti concessi a imprese, in gran parte società con rating inferiore all’investment grade. Il veicolo che lo emette raccoglie capitali tramite diverse obbligazioni (tranche) e investe i proventi in un portafoglio di prestiti societari. I flussi generati da questi prestiti servono poi a rimborsare capitale e interessi agli investitori secondo un ordine di priorità prestabilito.
Le tranche più protette
Le tranche più alte Aaa (come i nove Etf indicati in tabella), hanno priorità nei pagamenti e rappresentano la parte più sicura della struttura; quelle più basse, invece, offrono rendimenti più elevati ma con maggior esposizione al rischio di credito. L’accesso ai fondi comuni classe A (come i tre riportati in tabella) è possibile da parte del piccolo risparmiatore (con taglio minimo di 1.000 euro), ma questo deve avere la conoscenza e l’esperienza adeguate alla complessità dello strumento.
Pur essendo garantiti da prestiti a imprese con rating più basso, i Clo riducono il rischio grazie alla struttura a tranche. La parte Aaa è protetta da circa il 40% di subordinazione, cioè da una quota che assorbe le eventuali perdite prima che queste possano intaccare le tranche più sicure. In altre parole, le perdite devono superare il 40% del portafoglio complessivo prima che l’investitore Aaa subisca un danno economico.
I rischi e le opportunità
«I principali rischi – avverte Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca – sono la minore liquidità rispetto ai titoli di Stato e la maggiore complessità del prodotto. Tuttavia, l’arrivo degli Etf ha reso i Clo molto più trasparenti e facilmente negoziabili, riducendo di fatto entrambe le barriere. Non sono prodotti “risk free”, ma possono diventare una nuova frontiera per la gestione efficiente della liquidità, sia per le tesorerie aziendali sia per gli investitori prudenti, ma esperti, che vogliono diversificare il portafoglio oltre i tradizionali titoli di Stato a breve scadenza e ai conti di deposito vincolati».
Non adatti a tutti dunque. «Non li consigliamo ai piccoli risparmiatori – aggiunge Rocco Probo, analista finanziario di Consultique Scf – in quanto è uno strumento difficile da comprendere; è pur sempre un prodotto di finanza strutturata. Inoltre, per quanto calmierato dalla gestione per tranche, il rischio di fallimento del sottostante e l’impatto sul capitale è possibile. Questi strumenti permettono comunque di offrire un rendimento superiore rispetto alle soluzioni obbligazionarie a breve termine. Un loro utilizzo, quindi, prestando attenzione alla gestione del rischio, può rendere più efficiente la gestione della liquidità».



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