Atleti, come proteggersi dai tagli dello stipendio
Il Dr. Vincenzo Cagnetta di Studio Enca, intervistato da “Il Sole 24 Ore”, dà alcuni consigli agli atleti su come proteggere e gestire al meglio i loro guadagni.
Qui potete leggere l’articolo.
Metti un infortunio durante una partita. Uno scialacquare soldi nell’acquisto di beni non proprio necessari. Oppure, da ultimo, un taglio dello stipendio a causa del coronavirus . Ecco che l’appariscente vita dei giovani atleti – ricchi e non, questi ultimi molti di più di quanto si possa pensare – diventa meno “dorata” e riporta in auge l’importanza di una corretta pianificazione finanziaria .
Taglio degli stipendi
I giocatori della Juventus sono stati tra i primi a rinunciare agli stipendi da marzo a giugno anche se una parte potrebbe essere recuperata, soprattutto qualora la stagione dovesse ripartire “allungandosi” nell’esercizio 2020/21. Per le altre squadre, non essendoci una linea comune condivisa tra tutte le parti in causa (la Lega Serie A aveva proposto il taglio fino a un terzo degli stipendi, proposta bocciata dal sindacato dei calciatori Aic ), si sta aprendo la strada alla contrattazione a livello di singolo club. Tagli di stipendio a livello di singole squadre si stanno delineando anche nel mondo del basket (pari al 20% degli ingaggi), del ciclismo, della F1.
Ipotesi cassa integrazione
Proprio per questo motivo Governo e parti coinvolte si stanno adoperando per prevedere un paracadute sia per i singoli giocatori, sia per le società più in difficoltà. Si fa largo l’idea di prevedere una cassa integrazione per le 4 federazioni professionistiche (calcio, basket, ciclismo e golf): riguarderà però gli atleti che guadagnano al massimo 50mila euro lordi l’anno, quindi quasi tutti i giocatori di calcio di Serie C, mentre saranno pochi gli atleti del golf e del ciclismo a beneficiarne.
Sulla scia di quanto fatto in Germania, dove i 4 club partecipanti alla Champions League hanno raccolto 20 milioni per sostenere gli altri club di Bundesliga e Serie B tedesca, in Italia la Figc punta a salvare le società in crisi di liquidità, attraverso la costituzione di un «fondo salva calcio» finanziato con risorse proprie e principalmente (sperano) da una quota pari all’1% degli introiti delle scommesse sul calcio. Il quadro per le società, inoltre, si complica anche alla luce del rischio di perdere una fetta consistente dei ricavi dai diritti tv .
Importante pianificare
A fronte della “breve vita” lavorativa degli atleti, è quindi molto importante prestare massima attenzione alla gestione dei propri risparmi, specie quando gli ingaggi non sono a 5 o 6 zeri. Facendo l’esempio del calcio, se più della metà dei professionisti (tra calciatori di Serie A/B/C) guadagnano al massimo 50mila euro lordi all’anno (secondo il Report Calcio 2019 della Figc e Pwc), restringendo il campo alla sola Serie A si arriva a salari elevati: secondo il «Global sports salaries survey 2019» elaborato da Sporting Intelligence la mediana, cioè il valore che divide equamente la distribuzione degli stipendi in 2 gruppi di stesse dimensioni, è di 1.302.084 dollari.
Così come per tanti altri risparmiatori, dunque, anche per gli atleti è importante una corretta pianificazione finanziaria degli stipendi, con risorse da dedicare ai Piani di accumulo ( Pac ), alla previdenza integrativa e alle polizze contro gli infortuni.
Come muoversi
«Oltre ad avere liquidità per le emergenze – spiega Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario autonomo di Studio Enca –, sarebbe necessario sottoscrivere una polizza che tuteli adeguatamente lo sportivo dai danni causati da infortuni. Sin da giovani, poi, si potrebbe investire in un Piano di accumulo in strumenti efficienti (poco costosi) come gli Etf ad accumulazione, al fine di reinvestire automaticamente cedole e dividendi a tutto vantaggio del rendimento complessivo e dell’ottimizzazione fiscale. Con i Pac, inoltre, si riduce il rischio legato al timing errato di investimento superando cosi le fluttuazioni più brusche del mercato».
E per il post-carriera? «Anche i giovani atleti – risponde il consulente indipendente – dovrebbero pensarci per tempo: sarebbe bene effettuare versamenti a un fondo pensione aperto entro l’importo massimo annuo fiscalmente deducibile (5.164,57 euro). È molto importante, poi, essere attenti alla scelta del giusto fondo pensione, altrimenti si rischia che il vantaggio fiscale sia totalmente eroso dai costi di gestione».
Questa pianificazione vale anche per i top player? «Sì, anche se per chi ha ingaggi elevati – conclude Cagnetta – si potrebbe ipotizzare l’investimento anche in strumenti alternativi quali hedge fund , private equity e fondi immobiliari : questi, avendo poca correlazione con i mercati azionari, possono agire in chiave di stabilizzazione della volatilità e completamento dei portafogli specie in queste fasi molto turbolente di mercato».



Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!