Obbligazioni, al momento è difficile trovare compratori
Il Dr. Vincenzo Cagnetta consulente ed analista finanziario indipendente di Studio Enca, intervistato da “Il Sole 24 Ore”, dà alcuni consigli agli atleti su come proteggere e gestire al meglio i loro guadagni.
Se l’investimento nelle azioni della propria squadra del cuore è in questo periodo di emergenza coronavirus a rischio elevato, quello nelle obbligazioni non è da meno. Infatti, così come per i bond di qualsiasi altra società, anche nello sport la differenza di prezzo tra chi compra e chi vende è così ampia che non si riesce a chiudere la transazione. Se l’emergenza non permetterà ai campionati e alle coppe di terminare, le società saranno in forte stress finanziario a causa dei pagamenti dei diritti televisivi che potrebbero essere interrotti.
A fronte di questi mancati introiti le uscite potrebbero perlopiù essere spese legate agli spostamenti, alla manutenzione dello stadio e agli stipendi dei giocatori che potrebbero essere rinegoziati, oppure a quelle di natura fiscale che beneficerebbero di un rinvio o ancora meglio di uno sconto sulla base della proposta che verrà indirizzata al Governo dalla Federazione. Diverso è il caso di posticipo del campionato che comporterebbe un semplice rinvio dei flussi di cassa e non dovrebbe rappresentare un problema per i club più solidi.
Come valutare però il rischio di un’obbligazione? Uno dei parametri “guida” che i mercati finanziari riconoscono è il rendimento (gli altri sono la liquidità, il cambio e la solidità dell’emittente): più è alto, più l’investimento viene percepito rischioso dal mercato. E nel caso dei bond delle società calcistiche europee il rendimento è sensibilmente aumentato dall’esplosione del contagio in Italia. Il rischio principale che si corre dunque in questo tipo di bond è che in caso di vendita anticipata (cioè prima della naturale scadenza), si potrebbe incorrere in un deprezzamento del titolo in conto capitale e non riottenere dunque quanto inizialmente investito.
Le emissioni delle società di calcio italiane hanno tutte la peculiarità di essere riservate alle controparti qualificate e alla clientela professionale, prevedono quindi espressamente il divieto di vendita ai clienti retail. «I rendimenti delle emissioni delle società calcistiche europee – spiega Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario autonomo di Studio Enca – sono decisamente più elevati rispetto ai BTp di pari scadenza e ciò indica l’elevata rischiosità di questi strumenti, aggravata anche dal fatto che le condizioni di liquidità rimangono difficili sulla maggior parte delle emissioni. Le misure appena adottate dalla Bce non saranno di grande aiuto, senza l’adozione di misure fiscali significative, per combattere il calo dell’attività economica. Questo soprattutto in un settore – continua il consulente indipendente – come quello del tempo libero che tendenzialmente risente più dei livelli di attività che non del costo degli interessi. In queste condizioni di forte stress il livello di indebitamento e l’importanza del brand saranno fattori cruciali per valutare la capacità di superare una crisi economica e di crescere nella successiva fase di recupero.
A ogni modo – conclude Cagnetta – si tratta di un investimento sconsigliato agli investitori retail per cui è importante sempre tener presente che bisogna avere un approccio al rischio equilibrato, privilegiando oggi più che mai l’esposizione a quelle emissioni di qualità e seniority superiore».



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