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I BTp piacciono sempre di più. Tornano gli investitori stranieri

I BTp piacciono sempre di più. Tornano gli investitori stranieri

Il Dr. Vincenzo Cagnetta consulente ed analista finanziario indipendente di Studio Enca, intervistato da “Il Sole 24 Ore” analizza il rinnovato interesse per i BTp da parte degli investitori, soffermandosi sui rischi sottovalutati, sulle scelte di portafoglio più consapevoli e su alcune alternative concrete ai titoli di Stato italiani.


Qui potete leggere l’articolo.

BTp, ecco perché piacciono sempre di più anche all’estero

Il gradimento degli investitori è dovuto a molteplici fattori: rialzo dei rendimenti, emissioni dedicate e deflussi dai Treasury statunitensi

I BTp piacciono molto. Nel triennio concluso a fine 2024 il gradimento degli investitori è dovuto sia a un significativo rialzo dei rendimenti, sia all’aumentato interesse dei piccoli risparmiatori per le emissioni a loro dedicate (BTp Futura, BTp Italia e BTp Valore, spesso con bonus se tenuti fino alla scadenza). Da gennaio 2025, invece, i bond sovrani del Belpaese piacciono anche agli investitori internazionali i quali non si “fidano” più tanto di acquistare Treasury statunitensi. Insomma, la fotografia della Banca d’Italia sul valore delle attività finanziarie degli italiani lascia spazio a ulteriori approfondimenti nell’investimento in obbligazioni che va fatto, come tutti gli acquisti di prodotti finanziari, valutando rischi e opportunità.

Perché i BTp piacciono

Secondo i dati di Bankitalia, da gennaio 2022 a dicembre 2024 gli acquisti netti di bond sono stati per un ammontare di 262 miliardi di euro, di cui 196 destinati a titoli di Stato italiani. Lo stock complessivo di bond governativi del nostro Paese, invece, a fine 2024 ammontava a 310 miliardi, tenendo conto appunto dei suddetti acquisti netti.

Da inizio anno, poi, i titoli di Stato italiani hanno registrato un’ottima performance con una riduzione di spread sul decennale di circa 30 punti base, in accelerazione dalla metà di aprile. «La performance recente dei BTp – approfondisce Giorgio Moretti, portfolio manager di Symphonia Sgr – fa però parte di un trend più lungo (autunno 2022), sostenuto dal graduale ritorno della fiducia degli investitori dopo i timori legati al possibile approccio di politica economica-fiscale del nuovo Governo. Come dimostrano i dati di Bankitalia, gli investitori privati italiani continuano a mostrare un notevole apprezzamento per il governativo domestico che ha consentito nel recente passato di controbilanciare i minori flussi esteri e istituzionali. Oggi, le opportunità derivano proprio dal fatto che stiamo assistendo a un ritorno dei flussi di queste categorie di investitori sia per motivi esogeni, sia per ragioni specifiche».

Il ritorno degli stranieri

Le aste dell’ultima settimana hanno mostrato un’allocazione prevalente all’estero (80%) e su asset manager (45%). «Il ritorno di fiducia – continua Moretti – rappresenta il riconoscimento degli sforzi effettuati in ambito di stabilità dei conti in un contesto complesso, dei progressi nella gestione del debito (riduzione del costo e aumento della duration) e del miglioramento della solidità del sistema finanziario domestico supportato da ottimi risultati in termini di redditività, di qualità degli attivi e con ulteriori margini di progresso legati alla nuova stagione di M&A. Questi fattori positivi sono stati certificati dal recente miglioramento dei giudizi da parte di S&P e Moody’s».

I rischi dei bond sovrani

I dati della Banca d’Italia evidenziano dunque un ritorno massiccio degli investitori retail sui BTp. «Pur riconoscendo il valore dei titoli di Stato come anello difensivo nel portafoglio – sottolinea Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente dello Studio Enca -, è fondamentale calibrare l’esposizione al contesto macro-finanziario. L’elevato debito pubblico italiano, l’incertezza sull’inflazione futura e la volatilità dei tassi europei impongono un’allocazione ponderata, orientata a scadenze differenziate e a una costante revisione del rapporto rischio/rendimento. Per un investitore con orizzonte medio-lungo, destinare tra il 10% e il 20% in titoli di Stato italiani (anche indicizzati all’inflazione), integrando con emissioni di altri Paesi, rappresenta una scelta ragionevole in un portafoglio bilanciato».

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