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I rischi delle obbligazioni corporate USA nel post Qe

I rischi dei bond corporate usa post qe

La enorme liquidità iniettata dalla Fed non evidenziava i pericoli

Opportunità dalle aziende con buoni fondamentali

Se da un lato Wall Street lunedì scorso ha segnato nuovi minimi a causa anche di quei bond societari che potrebbero perdere il loro status di investimento “sicuro” (con conseguente pesante vendita e relativo deprezzamento per chi li ha in portafoglio), dall’altro alcune solide aziende Usa potrebbero rappresentare una buona opportunità di investimento in quanto il prezzo delle loro obbligazioni è sceso sensibilmente. A patto che, come sempre, si eviti il fai-da-te e si investa in base alla propria propensione al rischio e diversificando il portafoglio.

La situazione generale

Dopo un decennio di tassi di interesse tenuti bassi dalla Fed per allontanare la recessione economica e combattere le spinte deflazionistiche, i prezzi delle obbligazioni sono stati colpiti da un brusco movimento ribassista scatenato dal rialzo dei tassi dei Treasury (cioè i titoli di Stato emessi dal governo federale Usa). Anche la Bce (Banca centrale europea) si starebbe preparando a un rialzo dei tassi, per cui bond governativi e corporate dell’eurozona non potranno che subirne le conseguenze (negative per chi li avesse in portafoglio).

L’aumento dei tassi di interesse è stato generalizzato: i rendimenti delle obbligazioni corporate Usa sono saliti ai massimi da otto anni e allo  stesso modo anche quelli delle corrispettive asiatiche, emesse in dollari, viaggiano su livelli che non si toccavano da sette anni. Nel Vecchio Continente, dove i tassi interbancari di riferimento nell’area euro sono ancora in territorio negativo, i rendimenti hanno raggiunto valori che non si vedevano da inizio 2016.

Indici dei rischi

I prezzi delle obbligazioni Usa stanno adesso ritornando su valori più vicini a quelli “giusti” (cioè con un rapporto rischio/rendimento più congruo, visto il disallineamento causato dall’enorme liquidità iniettata dalla Fed): gli spread, cioè gli extra- rendimenti che gli investitori richiedono per titoli di debito più rischiosi, stanno infatti aumentando considerevolmente (anche se al di sotto delle medie storiche). L’aumento del premio chiesto dagli investitori in bond emessi da società di affidabilità inferiore (denominate anche “speculative grade”) costituisce dunque il segnale di poca fiducia o di preoccupazione crescente.

Non solo. Gli indici obbligazionari Ice Bank of America Merrill Lynch mostrano che i rendimenti sui bond tripla B (cioè il livello meno sicuro tra gli investment grade, si veda grafico accanto) sono aumentati molto più velocemente rispetto a quelli più sicuri (tripla AAA). I prezzi dei titoli a più basso rating tendono infatti a scendere molto più rapidamente al deteriorarsi della fiducia degli investitori e sono anche i più esposti a default o a downgrade. Se poi si aggiunge che quando un bond è vicino al livello pericoloso, cosiddetto “junk” (spazzatura), questo può far scattare la paura di un eventuale sell-off (vendita incontrollata dei titoli sul mercato) il quadro è completo. Infatti, un declassamento vero e proprio al livello junk obbligherebbe alcuni gestori a liberarsi di questi titoli dato che per regolamento alcuni fondi non possono detenere obbligazioni al di sotto del livello investment grade. Insomma, tutti segnali poco incoraggianti per l’investimento in bond corporate targati Usa.

Casa fare?

«A mio avviso – spiega Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di studio Enca   i fondamentali delle società Usa non sembrano però giustificare queste preoccupazioni: sia il livello di indebitamento sia i risultati economici delle società investment grade e high yield non sembrano essere peggiorati. Anzi, il debito è in leggero calo e le ultime trimestrali specialmente negli Usa hanno dato segnali incoraggianti. Per cui questo movimento di mercato assomiglia più ad un repricing a seguito del cambio di politica monetaria che a un segnale di crisi. Malgrado il sentiment generale sfavorevole – conclude Cagnetta – un risparmiatore potrebbe valutare l’investimento in quelle aziende con fondamentali solidi ed eccessivamente colpite dalle massicce vendite indiscriminate di queste settimane».

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