Private equity. Il calcio europeo nel mirino dei fondi Usa
Nell’intervista a Il Sole 24 Ore, Vincenzo Cagnetta, consulente e analista finanziario indipendente di Studio Enca, analizza il crescente interesse dei fondi di private equity statunitensi per il calcio europeo, evidenziando come i club siano sempre più considerati un’asset class alternativa, ma caratterizzata da elevata complessità e rischi specifici.
Calcio europeo sempre più nel mirino dei private equity Usa
Molte società del Vecchio Continente hanno valutazioni più basse rispetto a quelle americane
I fondi di private equity hanno investito nell’ultimo anno (agosto 2024-2025) 48,46 miliardi di dollari nello sport, lo 0,92% del patrimonio complessivo dei fondi (5.276 miliardi di dollari). Nell’ultimo anno nel calcio si è registrata un’intensa attività dei fondi soprattutto in Italia, Francia e Spagna, mercati caratterizzati da club con alto potenziale ma bassa capitalizzazione, vulnerabili alla crisi di liquidità post-Covid. Nel Belpaese, per esempio, fondi americani hanno acquisito Hellas Verona, Monza Calcio, Venezia Fc. Tra i pochi deal extra-europei, invece, Blackstone-Hps Investment Partners hanno investito in Superbet (scommesse sportive online). Insomma, il mondo dello sport professionistico ha cessato da tempo di essere un comparto marginale per il private equity. Dalla Premier League alle leghe minori italiane, dai diritti media alle piattaforme digitali, lo sport si è trasformato in una vera e propria asset class: scalabile, emozionale e capace di generare flussi stabili in un orizzonte di lungo periodo.
Europa terreno di caccia
Nel ciclo 2024–2025 i fondi stanno approfittando della debolezza finanziaria di molte società calcistiche europee per acquisire asset a valutazioni più contenute rispetto agli standard nordamericani. Al tempo stesso, i fondi vedono nel calcio Ue un potenziale di crescita simile a quello che l’Nba o la Mlb hanno espresso negli ultimi 20 anni: professionalizzazione, monetizzazione dei contenuti, espansione globale dei brand, aumento del valore delle infrastrutture e sinergie tra sport, media e turismo. Il risultato è che il calcio continentale è oggi uno dei terreni di caccia preferiti per i fondi mid-market americani ed europei, spesso con strategie ibride che combinano equity, debito e finanziamento strutturato.
Il private equity in Italia
Nel nostro Paese, Presidio Investors, fondo con sede ad Austin in Texas, ha acquisito il controllo dell’Hellas Verona Fc all’inizio di quest’anno, rilevando il 100% del capitale per una valutazione di poco superiore ai 120 milioni. Agli inizi di luglio, il fondo statunitense Beckett Layne Ventures ha rilevato l’80% del Monza Calcio mentre il rimanente 20% sarà acquistato entro 1 anno. L’anno scorso Apex Capital, altro veicolo americano, ha completato l’ingresso nel capitale del Venezia Fc. Si tratta di operazioni accomunate da una visione di medio-lungo periodo, che punta su valorizzazione del brand, sviluppo commerciale e infrastrutture (stadi, centri sportivi, academy).
I fondi in Europa
Il fondo di Miami 777 Partners ha confermato la propria esposizione multi-club (oltre che su Genoa, Standard Liegi, Hertha Berlino, Red Star, Siviglia), mantenendo il controllo di diversi asset strategici nel continente europeo. Tuttavia, l’operatività del fondo è sotto osservazione per la sostenibilità del debito e la coerenza gestionale tra le società partecipate.
I deal extra Ue
Tra i pochi deal extra-europei rilevanti per valore e impatto, merita menzione il rifinanziamento completato nel febbraio 2025 dal consorzio Blackstone-Hps Investment Partners in favore di Superbet, società leader nel settore delle scommesse sportive online con base in Romania e presenza in 12 Paesi. Il deal, del valore di 1,3 miliardi, ha consolidato la posizione di Superbet come uno dei principali operatori privati nel betting regolamentato in Europa. L’operazione ha visto Blackstone entrare con una quota minoritaria nel capitale e un importante pacchetto di debito senior.
L’obiettivo dei fondi
Il crescente interesse del private equity per il mondo dello sport riflette una chiara ricerca di rendimento in mercati scarsamente efficienti. Il calcio europeo – e lo sport in generale – rappresenta un settore in cui il valore intrinseco degli asset è spesso superiore alla loro capitalizzazione di mercato, offrendo margini di rivalutazione che i fondi sanno monetizzare attraverso gestione, marketing, diritti media e sviluppo immobiliare. È però un comparto con dinamiche peculiari: alta visibilità pubblica, regolamentazione federale, sensibilità politica e pressione delle tifoserie. L’investitore istituzionale deve saper coniugare la logica finanziaria con una capacità di integrazione culturale e sociale, pena il rigetto da parte del sistema-club e la perdita di valore.
I rischi e le opportunità
«L’attenzione crescente del private equity verso il settore sportivo – spiega Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca – è coerente con una logica di diversificazione patrimoniale in asset tangibili a bassa correlazione con i mercati finanziari. Tuttavia, il rischio per gli investitori è quello di sottovalutare la componente emotiva e relazionale che lo sport implica: non è un settore dove bastano competenze tecniche per ottenere rendimento, ma serve capacità di gestione dei consensi, delle istituzioni e della comunità. Nel lungo termine – continua l’analista -, il successo dipenderà da quanto questi fondi riusciranno a coniugare logiche finanziarie con identità culturale e sostenibilità sociale. L’approccio da “fondo chiuso più exit a 5 anni” rischia di scontrarsi con la natura identitaria e a lungo termine dei club. Soltanto chi saprà integrare strategia industriale, pazienza e sensibilità territoriale potrà ottenere rendimenti duraturi. Il private equity – conclude Cagnetta – ha oggi una grande opportunità: trasformare lo sport in un laboratorio di capitalismo sostenibile, non solo redditizio».



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