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Pac e fondo integrativo le alternative dei genitori per il futuro dei minori

Pac e fondo integrativo le alternative dei genitori per il futuro dei minori

In questa intervista a Il Sole 24 Ore, il Dr. Vincenzo Cagnetta analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca esplora le principali alternative – piano di accumulo del capitale (PAC) e fondo pensione integrativo – che i genitori possono utilizzare per costruire un futuro economico solido per i propri figli, evidenziandone vantaggi, flessibilità e benefici fiscali.


Qui potete leggere l’articolo.

Pac e fondo pensione, ecco le alternative per il futuro dei figli

Pianificare il futuro previdenziale dei minorenni, visto che la pensione pubblica italiana prevede in futuro un assegno sempre più magro

La scelta spetta ai genitori. Pianificare il futuro previdenziale “integrativo” dei propri figli quando questi sono in giovane età, visto che la pensione pubblica italiana prevede in futuro un assegno sempre più magro. La scelta potrebbe avvenire tra un fondo pensione complementare o un Pac: il primo costa di più del Piano di accumulo del capitale, ma ha il vantaggio della deducibilità fiscale. Il Pac non ha invece il beneficio fiscale, ma offre la flessibilità di versamento e la libertà di scelta tra diversi strumenti finanziari, mantenendo la liquidità e senza vincoli di durata.

Come funziona il Pac

Il Piano di accumulo di capitale prevede versamenti periodici (mensili, trimestrali) in quote di fondi comuni o Etf (opzione preferibile) concordati secondo la propria propensione al rischio. Il genitore può attivare un conto capitale che non può intestare al minore, mantenendo la titolarità fino alla maggiore età. Ciò consente di modulare l’orizzonte temporale e di sfruttare il potere dell’interesse composto nel medio-lungo termine, con la possibilità di interrompere o modificare i versamenti in qualsiasi momento senza penali.

Così il fondo pensione

I versamenti nel fondo integrativo (in questo caso può essere intestato al minore) funzionano più o meno allo stesso modo del Pac, ma i contributi versati sono deducibili dal reddito del genitore (vanno indicati nel quadro E del modello 730/2025 riducendo così l’imponibile Irpef) fino a un massimo di 5.164,57 euro annui. Se poi il figlio inizia a lavorare, potrebbe continuare lui a versare al fondo pensione, massimizzando così l’effetto degli investimenti a lungo termine. I contributi a carico del lavoratore vengono trattenuti in busta paga. La risoluzione delle Entrate n. 25 del 10 aprile 2025 esclude poi dal calcolo della deducibilità aggiuntiva, riconosciuta ai lavoratori nei primi 5 anni dal primo impiego, i contributi versati dai genitori in precedenza. A differenza del Pac, i soldi possono essere prelevati soltanto a determinate condizioni.

Il fondo batte il Pac

Supponiamo il caso di un padre che effettua versamenti trimestrali di 300 euro per 19 anni – quindi dai 6 fino ai 25 anni del figlio -, sia nel caso di versamento a un fondo integrativo con Isc dell’1,45% (ipotesi basata sul costo medio dei fondi pensione aperti linea bilanciata secondo dati Covip, ricordando però che i fondi negoziali hanno costi più bassi), sia nel caso di Pac/Etf con Ter dello 0,25%. L’aliquota marginale sul reddito è del 23% e il calcolo è stato effettuato considerando un rendimento medio lordo per entrambi gli investimenti del 5% annuo. Nonostante i costi più alti, con il risparmio fiscale (5.244 euro totali in 19 anni) e il suo reinvestimento, il fondo pensione arriva a un montante di 39.321 euro superando i 36.333 euro del Pac/Etf.

Una scelta bilanciata

«La combinazione di un Pac (per ottenere flessibilità finanziaria) e di un fondo pensione (per beneficiare delle deduzioni fiscali) – spiega Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca – potrebbe rappresentare la strategia più solida per il futuro previdenziale dei propri figli. Un’allocazione con peso azionario superiore si dimostra nel lungo periodo storicamente più remunerativa rispetto a un portafoglio neutro o obbligazionario. I versamenti periodici da 100 euro al mese forniscono un buon punto di partenza, da calibrare in base alla propensione al rischio e alle esigenze familiari».

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