Auto, ecco cosa bisogna sapere prima di investire nel settore
Nell’intervista a Il Sole 24 Ore, il dr. Vincenzo Cagnetta analizza il settore automotive europeo, spiegando come investire oggi nei titoli auto e perché, in un mercato caratterizzato da margini sotto pressione, sia fondamentale selezionare le migliori case automobilistiche in Borsa
Auto, ecco cosa bisogna sapere prima di investire nel settore
Meglio puntare su società solide e capaci di generare flussi di cassa. Poco adatti gli Etf
Poca visibilità. Che riferita alle auto non è (in tutti i sensi) un buon segnale. Il settore automotive europeo si trova oggi in una fase di forte pressione che incide sulla redditività e sulla visibilità degli operatori. Contesto che si riverbera sugli investimenti nei titoli del settore: meglio puntare su singole azioni valutando attentamente la qualità delle singole società. Insomma, per gli addetti ai lavori il problema di fondo del comparto non è tanto la crescita, quanto la sostenibilità dei margini.
Aumento dei costi
«Il principale elemento di criticità – si legge in un report di Barclays del 12 marzo 2026 – è rappresentato dall’aumento dei costi, in particolare energetici e delle materie prime, che si trasmettono lungo la filiera fino ai prezzi finali. Questo processo genera una pressione sulla domanda e determina un effetto combinato di compressione dei margini e rischio di “demand destruction”, con impatti diretti su redditività e free cash flow degli operatori. La dinamica risulta particolarmente rilevante per il settore europeo, più esposto alle variabili energetiche e ai costi di approvvigionamento».
Non solo aumento dei costi, però. «Il settore – evidenzia Mark Heinrichs, equity analyst di Dje Kapital Ag – è stato colpito da una “tempesta perfetta” nel 2025, caratterizzata da protezionismo commerciale, transizione elettrica complessa e crescente competizione da parte dei produttori cinesi. Questa combinazione ha portato a una sottoperformance rispetto agli indici europei e a un deterioramento della redditività, legato in particolare ai margini più bassi dei veicoli elettrici e alla crescente pressione sui prezzi».
Ferrari e Stellantis
Per quanto riguarda i player italiani quotati in Europa, Ferrari (la prima per capitalizzazione) e Stellantis (la sesta) hanno avuto risultati diversi (si veda tabella). Per la casa di Maranello la performance dell’ultimo anno è stata negativa del 19,86%, ma a 5 anni la “prestazione” borsistica è stata del +71,40% mentre quella a 10 anni addirittura del 772,60%. Per Stellantis, invece, la performance a 1 anno è stata del -15,69%, a 5 anni la perdita è ancora più ampia -41,23% mentre per vedere un esito positivo bisogna guardare la performance a 10 anni che segna +114,33%.
In base ai valori prospettici di Price to book value (P\bv) il titolo azionario Ferrari potrebbe essere sovrastimato (il valore attuale di 11,64 è infatti molto sopra a quota 1), anche in base al rapporto Prezzo/utili (P\eps) l’azione è considerata cara (30,10 indicherebbe aspettative di crescita elevate). Sempre secondo gli stessi indicatori, poi, il Price to book value di Stellantis indicherebbe che l’azione è sottostimata (0,28 minore di 1), mentre secondo il rapporto prezzo/utili (7,09) indica una sottovalutazione a causa di un settore con un orizzonte, appunto, poco visibile.
Mercedes Benz e Bmw
Nonostante una buona qualità industriale, il titolo Mercedes Benz tratta su multipli compressi (circa 8 volte gli utili e 0,5 volte il patrimonio), segnale che il mercato sta già scontando una fase di normalizzazione dei margini e una minore visibilità sulla domanda, in particolare in Cina. Le valutazioni appaiono quindi contenute e coerenti con il contesto, più che indicative di una reale sottovalutazione.
Anche Bmw si colloca su livelli valutativi contenuti (circa 7 volte gli utili e 0,5 volte il patrimonio), ma a differenza di Mercedes incorpora un maggiore scetticismo sulle prospettive, legato alla credibilità delle assunzioni su dazi e mercato cinese. Il titolo non sembrerebbe sopravvalutato, ma riflette un profilo di rischio più elevato e una minore visibilità sugli utili.
Cosa ci aspetta nel 2026
«In termini prospettici – ipotizza Heinrichs – il 2026 si configura come un anno di transizione, in cui non sono attesi catalizzatori in grado di determinare un recupero significativo dei margini nel breve periodo. Le iniziative di riduzione dei costi e di riorganizzazione industriale avviate dai principali gruppi automobilistici dovrebbero produrre effetti solo nel medio termine, con un recupero graduale della redditività a partire dagli anni successivi».
Cosa fare
Come approcciare l’investimento nei titoli del settore automotive? «In un contesto caratterizzato da margini sotto pressione ed elevata intensità di capitale – risponde Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca – la semplice esposizione al settore non è più sufficiente a garantire rendimenti adeguati. Per un investitore, la discriminante principale diventa la qualità dei singoli operatori: solidità finanziaria, capacità di generare cassa, posizionamento nei segmenti a maggiore valore aggiunto e presenza geografica diversificata. In questo contesto – chiosa Cagnetta -, si può investire nel settore, ma soltanto attraverso un’attenta selezione dei titoli: privilegiando un approccio attivo rispetto a strumenti passivi come gli Etf, in quanto il valore si concentra sempre più nella capacità di individuare i pochi player in grado di difendere i margini e generare rendimenti nel tempo».
Da sapere
Price to book value. Il P/bv è un indicatore finanziario che confronta il prezzo di mercato di un’azione con il suo valore contabile (book value). È un indicatore utile per valutare se un’azione è conveniente rispetto al suo valore patrimoniale. Se il rapporto P/bv è minore di 1 l’azione potrebbe essere sottovalutata; se è maggiore di 1 riflette spesso aspettative di redditività elevate; se è uguale a 1 l’azione è quotata al suo valore contabile. Il P/bv prospettico ha una visione più “ampia” perché si basa su stime e previsioni degli analisti.
Price to earnings. Il rapporto prezzo/utili indica quanti anni di utili ci vogliono per ripagare il prezzo dell’azione. Se il P/e è alto l’azione è considerata cara (aspettative di crescita elevate); se invece il rapporto P/e è basso l’azione è considerata economica (magari anche per una sottovalutazione del titolo a causa di problemi dell’azienda).



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