Pensioni, ecco quanto ha guadagnato la tua Cassa di previdenza privata
Pensioni, ecco quanto ha guadagnato la tua Cassa di previdenza privata
Gli enti dei liberi professionisti italiani hanno beneficiato nel 2025 dell’andamento favorevole dei mercati con rendimenti che vanno dal 5% al 10%
Anche le Casse di previdenza dei liberi professionisti italiani hanno beneficiato nel 2025 dell’andamento favorevole dei mercati finanziari, ma con risultati differenziati. I rendimenti lordi si collocano in un intervallo, che va dal 5% fino a valori prossimi o superiori al 7% per diversi enti previdenziali, mentre nel caso della Cassa forense — la performance finanziaria (9,9%) risulta significativamente più elevata.
Azioni e bond
La componente obbligazionaria (senza considerare quella presente all’interno di fondi e gestioni patrimoniali) è presente in tutte le Casse, ma con livelli molto variabili. La Cassa degli avvocati guida con il 44%, seguita dai farmacisti (42,3%), dai dottori commercialisti (38,4%) e dagli ingegneri e architetti (37,3%). I periti industriali si attestano al 36%, mentre l’Enpam si ferma al 32,2 per cento. Nel portafoglio di Enasarco le obbligazioni figurano con un’incidenza pari al 22,8 per cento.
Sul fronte azionario, Inarcassa (ingegneri e architetti) si distingue per la quota più elevata di investimenti (26,26%), seguita dalla Cassa dei medici (24,7%), dei periti industriali (22%) e degli agenti di commercio (21%). Gli enti pensione degli avvocati e dei commercialisti si collocano su livelli più contenuti (rispettivamente 20% e 19,7%).
I dati relativi a obbligazioni e azioni non sono rappresentati in modo uniforme nei bilanci. In alcune Casse l’esposizione complessiva alle diverse asset class è esplicitata anche per fondi e gestioni, mentre in altre — come farmacisti, ragionieri e notariato — una quota rilevante del portafoglio è incorporata nei veicoli delegati, rendendo meno immediata la lettura dell’asset allocation.
Investimenti immobiliari
Quattro enti previdenziali dei professionisti su nove presentano una componente immobiliare significativa. In testa si collocano Enasarco ed Enpam con un’esposizione rispettivamente del 25,9% e del 22,9% del patrimonio.
La Cassa dei ragionieri destina al mattone il 17% del portafoglio, segue Inarcassa con il 14,6%, mentre rimane più contenuta la presenza di investimenti nel real estate per gli avvocati (12%) e per i notai (11,5%).
Gli asset alternativi
Private equity, private debt e infrastrutture rappresentano una componente sempre più rilevante in alcune casse: in testa i dottori commercialisti (23,8%), seguiti da avvocati (18%), periti industriali (15,50%), ingegneri e architetti (14%), agenti di commercio (12,6%), medici (11,5%) e ragionieri (6,3%). Negli altri casi questi investimenti non sono distinguibili perché incorporati nelle gestioni delegate o rappresentati nei bilanci in forma meno leggibile.
Fondi e gestioni patrimoniali
Tre casse delle nove esaminate presentano una quota preponderante del patrimonio investita tramite fondi comuni e gestioni patrimoniali, con una rappresentazione di bilancio che non consente di ricostruire con precisione la ripartizione finale tra le diverse asset class. Il caso più estremo è quello del notariato, che concentra ben il 74,1% del patrimonio in fondi e gestioni.
La Cassa dei ragionieri si attesta al 61,2%, seguita dall’ente pensione dei farmacisti, dove questa componente raggiunge il 40,7 per cento. Anche le altre Casse fanno ricorso a strumenti gestiti, ma nei rispettivi bilanci l’esposizione finale ad azionario, obbligazionario, alternativi e immobiliare viene generalmente esplicitata in modo più dettagliato.
Andamento dei rendimenti
«Nel 2025 – afferma Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente dello Studio Enca – i rendimenti risultano eterogenei. Le Casse con maggiore esposizione ai mercati finanziari — in particolare azionario e investimenti alternativi — si collocano generalmente su livelli intorno al 7%, mentre quelle con asset allocation più prudenti si attestano su valori compresi tra 5 e 6 per cento. In alcuni casi, come per la Cassa Forense, la differenza tra performance finanziaria e rendimento contabile evidenzia come una parte dei risultati, legata alle plusvalenze non realizzate, non sia pienamente riflessa nei dati di bilancio. Nel complesso – chiosa Cagnetta – emerge un trade-off evidente: l’immobiliare e la liquidità contribuiscono alla stabilità dei portafogli, ma in un contesto di mercati positivi possono incidere negativamente sul livello dei rendimenti complessivi».



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