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Come pianificare il post carriera dell’atleta professionista

come fare pianificazione finanziaria sportivi

Qui potete leggere l’articolo.

Anche gli atleti professionisti dovrebbero pensare alla pianificazione finanziaria dei loro (lauti) stipendi, dedicando risorse anche alla previdenza integrativa e alle polizze contro gli infortuni.
Sembra strano pensare che atleti molto pagati possano avere problemi economici, ma il post-carriera viene spesso sottovalutato, soprattutto dai giovani professionisti che trovano difficile ridimensionare le proprie spese dopo anni di guadagni a cinque o sei zeri.

Le cause della cattiva gestione finanziaria

A incidere sulla cattiva gestione finanziaria c’è spesso una scarsa alfabetizzazione economica, ma anche sperperi eccessivi, spese impulsive e talvolta raggiri da parte di persone di fiducia.
Chi invece impara fin dall’inizio a gestire i propri soldi, magari con l’aiuto congiunto di agenti, consulenti finanziari, familiari e amici competenti, difficilmente avrà problemi nel post-carriera.

Gli stipendi del calcio italiano

Nel calcio, un professionista (considerando Serie A, B e C) guadagna in media circa 50.000 euro lordi l’anno.
Restringendo il campo alla sola Serie A, le cifre diventano molto più elevate. Secondo il «Global Sports Salaries Survey 2018», lo stipendio medio per giocatore di Serie A nella stagione 2017/2018 è stato di 1.999.864 dollari.
La mediana, tuttavia, è di 1.164.483 dollari, segno di una forte disuguaglianza salariale.
Tra i club, la Juventus guida la classifica con una media di 8.850.879 dollari annui per giocatore, mentre in fondo troviamo l’Empoli con 552.460 dollari.

Il rischio di sperperare tutto

Nonostante gli alti guadagni, il fine carriera resta un momento molto delicato.
Molti atleti, anche famosissimi, hanno perso gran parte del loro patrimonio.
L’ex stella NBA Antoine Walker, ad esempio, ha sperperato 110 milioni di dollari in 12 anni tra auto di lusso, ville e scommesse, finendo in difficoltà economiche.
Ancora più noto il caso di Mike Tyson, che pur avendo incassato oltre 400 milioni di dollari nella sua carriera, è andato più volte in bancarotta.

Negli Stati Uniti, il 78% dei giocatori NFL e il 60% dei cestisti NBA affrontano gravi difficoltà finanziarie entro 2-5 anni dal ritiro.
Nel Regno Unito, un’indagine dell’associazione XPro ha rilevato che il 60% degli ex calciatori della Premier League dichiara bancarotta entro 5 anni dal ritiro.

In Italia, secondo il Rapporto Consob 2018, solo un italiano su due conosce concetti base come inflazione, diversificazione e interesse composto — e questo vale anche per molti atleti professionisti.

La peculiarità dell’atleta professionista

La carriera sportiva ha una durata molto breve: dagli 8 ai 10 anni, raramente oltre i 15 nel calcio.
Di conseguenza, è fondamentale gestire i risparmi in modo che durino nel tempo, compito non semplice per un ventenne che si ritrova improvvisamente con redditi milionari.

Le retribuzioni seguono inoltre una curva decrescente: più alte nei primi anni e più basse verso la fine della carriera.
A questo si aggiungono aspetti psicologici che portano a errori comportamentali, come l’overconfidence — cioè la convinzione di saper individuare investimenti vincenti — che porta ad assumere rischi eccessivi.

Come gestire il portafoglio

«Un focus eccessivo sul presente – spiega Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca – porta spesso a dare priorità ai guadagni immediati, a scapito degli obiettivi di lungo termine.
Un consiglio pratico è stabilire un budget mensile e rispettarlo, per evitare spese impulsive e acquisti superflui.»

«È importante – continua l’analista – gestire con attenzione anche le entrate straordinarie, come i bonus, destinandole alla riduzione dei debiti o a versamenti extra nei fondi pensione integrativi.
Un altro rischio cruciale per lo sportivo è l’infortunio, che può compromettere la carriera e le entrate future.
Per questo è fondamentale sottoscrivere una polizza che tuteli dagli infortuni e mantenere un fondo di emergenza adeguato.»

«Nulla – conclude Cagnetta – può compromettere di più la carriera come un infortunio grave, soprattutto nei primi anni.
È necessario sensibilizzare gli atleti, in particolare i più giovani, sull’importanza di pianificare il futuro e proteggersi con strumenti assicurativi e previdenziali.»

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